Ryan Bernell, newyorkese trapiantato a Londra, ha appena lanciato Alexandria, la prima maison di alta gioielleria maschile che non ha paura di usare parole come diamanti da 20 carati, oro bianco martellato e rubini birmani. La sua sfida è semplice e radicale: trasformare l’anello maschile da accessorio di nicchia a categoria a pieno titolo, capace di competere con i segni di status classici come l’orologio o l’auto. Ma la vera domanda che sorge spontanea è: perché, in un’epoca in cui la moda maschile ha abbracciato gonne, borse e trucco, il gioiello da uomo è rimasto ancorato a un’idea antiquata di sobrietà?
La storia del gioiello maschile è lunga quanto quella dell’umanità
Dai sigilli mesopotamici ai collari dei faraoni, passando per i gioielli dei cavalieri medievali e le spille dei dandy vittoriani, l’uomo ha sempre adornato il proprio corpo come mezzo di potere e seduzione. Solo con l’avvento del puritanesimo borghese e della rivoluzione industriale il gioiello maschile è stato relegato all’orologio e alla fede nuziale, come se la ricchezza dovesse esprimersi solo in forma funzionale. Alexandria vuole ribaltare questa narrazione, riportando l’anello e il bracciale a un livello di complessità tecnica e concettuale che non ha nulla da invidiare alle grandi creazioni femminili.
L’approccio di Alexandria: una lettura contemporanea del gioiello da uomo
Bernell non propone versioni ingrandite di gioielli femminili, né si limita a ingioiellare oggetti maschili esistenti. La sua ricerca parte dalla struttura anatomica della mano e del polso maschili, per creare volumi che si integrano con il gesto e l’abbigliamento. Le sue prime collezioni giocano con superfici non riflettenti, concludendo che la luce deve essere assorbita e rimessa in gioco attraverso tagli geometrici, non attraverso brillamenti ostentati. Il risultato è un linguaggio che parla di materiali nobili – platino, oro 18 carati, diamanti neri – ma con una grammatica che richiama l’architettura brutalista e la scultura minimalista.
L’aspetto più interessante della sua visione è la volontà di separare il gioiello maschile dal concetto di ‘trofeo’. Mentre l’orologio di lusso è diventato un bene di investimento che si mostra con ostentazione, il gioiello Alexandria si propone come oggetto di relazione intima, spesso realizzato su commissione in edizioni uniche o in serie limitatissime. Non si tratta di un mercato di massa: Bernell punta a una clientela che ha già tutto e cerca un pezzo che parli di sé, della propria storia, delle proprie ossessioni. In questo, la maison si inserisce perfettamente nel trend dell’alta gioielleria contemporanea, che vede una crescente domanda di creazioni su misura e di esperienze esclusive.
Un futuro in cui il gioiello maschile sarà una nuova frontiera dell’alta oreficeria?
La nascita di Alexandria non è un caso isolato. Sempre più maison storiche dedicano linee specifiche agli uomini, e giovani designer indipendenti stanno esplorando nuove possibilità. Tuttavia, Bernell è il primo a creare una casa interamente votata a un pubblico maschile, con una propria identità e una propria filosofia. Questo potrebbe essere il segnale che il gioiello da uomo sta uscendo dalla nicchia per diventare un campo di sperimentazione creativa e commerciale. Se la scommessa funzionerà, assisteremo a una proliferazione di proposte che andranno ben oltre i classici bracciali in cuoio o le catene d’oro, aprendo le porte a una nuova generazione di collezionisti maschi, più disposti a osare e a investire in pezzi che durano oltre le mode.
In un’epoca che celebra l’individualità e la personalizzazione, il gioiello maschile potrebbe diventare il prossimo campo di battaglia per l’attenzione e il reddito dei consumatori di lusso. E se Ryan Bernell riuscirà a convincere gli uomini che un anello con un diamante taglio smeraldo può essere tanto potente quanto un orologio tourbillon, avrà cambiato non solo un mercato, ma anche il modo in cui gli uomini percepiscono il proprio corpo e il proprio status. Non resta che osservare come si evolverà questa nuova categoria, con la speranza che porti a una maggiore libertà espressiva per tutti.





